No e low alcohol 2026: opportunità per l’Ho.Re.Ca.
Il mercato no e low alcohol 2026 continua a crescere a livello internazionale e modifica il modo di consumare bevande nei locali. Secondo IWSR, nel 2024 i volumi delle bevande no e low alcohol sono aumentati del 13% nei dieci principali mercati analizzati. Le prospettive restano positive anche per i prossimi anni: nel 2025 gli analoghi analcolici – tra cui birra, vino, RTD e spirits – dovrebbero registrare una crescita globale del 9%, mentre entro il 2029 il comparto potrebbe aumentare del 36% rispetto al 2024, superando i 18 miliardi di porzioni consumate.
Non si tratta semplicemente di un’alternativa all’alcol. Sempre più spesso queste bevande entrano nelle carte dei locali con una propria identità. Per produttori, distributori e operatori dell’Ho.Re.Ca. significa ripensare assortimenti, servizio e proposta commerciale per rispondere a consumatori sempre più diversificati.
Cosa comprende il mercato no e low alcohol
Quando si parla di no e low alcohl 2026 si fa riferimento a un insieme di categorie molto diverse tra loro.
Il comparto comprende:
- birre e sidri analcolici;
- vini dealcolati;
- spirits analcolici;
- cocktail analcolici e mocktail;
- RTD (Ready To Drink) a zero o bassa gradazione;
- bevande “alcohol adjacent”, sviluppate per offrire esperienze sensoriali o funzionali senza puntare sull’alcol.
Ogni categoria risponde a esigenze differenti. Chi sceglie una birra analcolica spesso desidera mantenere il gusto e il rituale della birra tradizionale. Chi ordina un mocktail cerca invece un’esperienza più creativa e conviviale. Gli spirits analcolici, infine, trovano spazio nella mixology contemporanea e permettono di ampliare l’offerta dei cocktail. Per un locale questo significa costruire una proposta equilibrata, evitando di limitarsi a una sola referenza.
La moderazione diventa un comportamento trasversale
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il cambiamento delle abitudini di consumo. La crescita del comparto coinvolge fasce d’età differenti ed è alimentata da motivazioni diverse: maggiore attenzione al benessere, desiderio di controllare il consumo di alcol, ricerca di prodotti di qualità e volontà di partecipare pienamente ai momenti di socialità. Secondo IWSR, il 30% dei consumatori di prodotti no e low alcohol dichiara di aver sostituito, nella stessa occasione, una bevanda alcolica con un’alternativa a ridotto o nullo contenuto di alcol.
È un cambiamento importante. Non significa rinunciare all’aperitivo o alla cena fuori. Significa avere più possibilità di scelta durante la stessa esperienza di consumo. Questo rende il segmento interessante anche dal punto di vista economico, perché amplia il numero delle occasioni nelle quali il cliente può ordinare una bevanda.
Come stanno cambiando i consumatori italiani
Anche il mercato italiano mostra segnali di evoluzione. Secondo l’indagine realizzata da CGA by NielsenIQ dopo l’introduzione del nuovo Codice della Strada:
- il 46% degli intervistati prevede di modificare le proprie abitudini;
- il 37% dichiara una maggiore propensione verso le bevande analcoliche;
- il 16% valuta prodotti no o low alcohol;
- tra la Gen Z questa quota sale al 22%;
- circa un consumatore su tre prevede di ridurre le quantità di alcol consumate.
Il dato non riguarda soltanto chi guida.
Sempre più persone cercano un consumo più equilibrato senza rinunciare ai momenti di convivialità. Per questo motivo aumenta l’interesse verso carte beverage più complete, capaci di offrire alternative di qualità durante tutto l’arco della giornata.
Birra, RTD, vino e spirits: quali categorie cresceranno di più

Le previsioni elaborate da IWSR per il periodo 2024-2028 evidenziano ritmi di crescita differenti tra le varie categorie.
Tra le principali troviamo:
- birra e sidro analcolici: CAGR +7%;
- RTD analcolici: +10%;
- vino analcolico: +5%;
- spirits analcolici: +7%;
- RTD low alcohol: +17%.
La birra analcolica continuerà a rappresentare il segmento con i maggiori volumi. Gli RTD e gli spirits analcolici, invece, stanno diventando un terreno di sperimentazione per aziende e locali. Nuovi ingredienti, aromi ricercati e ricette innovative consentono infatti di costruire un’offerta premium, con margini interessanti e un forte valore percepito.
Gusto, disponibilità e brand guidano la scelta
Il consumatore non sceglie più un prodotto no o low alcohol soltanto perché contiene meno alcol. Entrano in gioco altri fattori. Secondo IWSR, il 52% degli acquirenti preferisce prodotti appartenenti a marchi conosciuti, mentre il 32% indica il gusto come elemento decisivo nella scelta. Entrambi i valori risultano in crescita rispetto al 2022. Questo dimostra che il comparto sta maturando. Le bevande no e low alcohol non vengono più percepite come semplici sostituti delle versioni tradizionali, ma come prodotti con una propria identità.
Anche il servizio assume un ruolo importante. Bicchiere adeguato, temperatura corretta, garnish e presentazione contribuiscono a valorizzare il prodotto e ad aumentare la soddisfazione del cliente.
Come costruire un’offerta no/low redditizia nell’Ho.Re.Ca.
Per trasformare il trend in opportunità serve una proposta strutturata.
Creare una sezione dedicata della drink list
Una carta organizzata per occasioni di consumo o profili aromatici rende più semplice la scelta e valorizza le diverse referenze.
Curare servizio e presentazione
Le bevande no e low alcohol meritano la stessa attenzione riservata ai cocktail premium. Presentazione e servizio incidono direttamente sul valore percepito.
Lavorare sugli abbinamenti
Mocktail, birre analcoliche e vini dealcolati possono accompagnare aperitivi, piatti, dessert e menu degustazione, aumentando le occasioni di consumo.
Formare il personale
Sala e banco devono conoscere ingredienti, caratteristiche e modalità di preparazione per guidare il cliente nella scelta con competenza.
Misurare la performance
Monitorare vendite, margini, abbinamenti con il food, tasso di riacquisto e andamento nelle diverse fasce orarie aiuta a comprendere quali referenze funzionano meglio.
Le opportunità per produttori e distributori
La crescita del comparto coinvolge tutta la filiera. I produttori possono supportare i locali con degustazioni, attività formative, materiali informativi e strumenti dedicati alla valorizzazione delle referenze. I distributori possono contribuire alla costruzione di assortimenti più coerenti con il posizionamento dei diversi format, selezionando prodotti adatti a bar, ristoranti, hotel e locali specializzati.
L’obiettivo non è semplicemente ampliare il catalogo, ma creare un’offerta capace di generare valore per il cliente finale e nuove opportunità commerciali per gli operatori. In questo contesto Gustus 2026, in programma dal 15 al 17 novembre alla Mostra d’Oltremare di Napoli, rappresenterà un’occasione di confronto tra produttori, distributori, bartender, ristoratori e buyer professionali. Un momento utile per conoscere le innovazioni del beverage e sviluppare nuove collaborazioni lungo tutta la filiera.
Il no e low alcohol entra stabilmente nell’offerta professionale
Il mercato no e low alcohol 2026 mostra segnali di crescita costante e conferma che il consumo moderato sta diventando una componente stabile del settore beverage. Per l’Ho.Re.Ca. non significa sostituire le proposte tradizionali, ma ampliare l’offerta con prodotti capaci di rispondere a nuove esigenze di consumo.
Chi saprà costruire una drink list equilibrata, investire nella formazione del personale e valorizzare qualità ed esperienza potrà cogliere le opportunità di un mercato destinato a crescere nei prossimi anni.