Come si distribuiscono i 5,1 miliardi del Food & Grocery online
Nel 2026 il Food & Grocery online in Italia raggiunge 5,1 miliardi di euro. La crescita è del 5% rispetto all’anno precedente. Il dato arriva dall’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano. Il risultato conferma la progressiva maturazione del digitale nel settore alimentare. La crescita non riguarda però un unico mercato. Il Food & Grocery online comprende tre segmenti distinti: Food Delivery, Grocery Alimentare ed Enogastronomia. Ognuno ha caratteristiche, clienti e modelli operativi differenti.
Il digitale non è più soltanto un canale di vendita aggiuntivo. Per produttori, ristoratori e distributori modifica il modo di organizzare l’offerta, gestire gli ordini, coordinare la logistica e costruire la relazione con il cliente.
Come si distribuiscono i 5,1 miliardi del Food & Grocery online
Il mercato dell’alimentare online si sviluppa lungo tre direttrici. La prima è il Food Delivery, cioè la consegna a domicilio di piatti pronti. La seconda è il Grocery Alimentare, che comprende la spesa online da supermercato. La terza è l’Enogastronomia, dedicata soprattutto a cibi e bevande di nicchia. Il Food Delivery è il segmento più rilevante. Nel 2026 cresce del 7% e rappresenta il 47% del valore dell’alimentare online. Il Grocery Alimentare cresce invece del 5% e pesa per il 35%. L’Enogastronomia registra una crescita del 3%.
Queste percentuali mostrano un mercato articolato. Consegnare una pizza, preparare una spesa settimanale e spedire una confezione di prodotti tipici richiedono processi molto diversi. Cambiano la gestione degli ordini, il packaging, la conservazione, i tempi di consegna e il rapporto tra costo del servizio e valore dell’acquisto. Per questo non è sufficiente parlare genericamente di vendita alimentare online.
Il Food Delivery resta il segmento più dinamico

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Con una crescita del 7%, il Food Delivery continua a rappresentare la componente più dinamica del Food & Grocery online. Il risultato interessa direttamente ristoranti, pizzerie, dark kitchen, piattaforme digitali, produttori di packaging e fornitori di tecnologie.
La crescita del mercato, però, non coincide automaticamente con una crescita della redditività. Per un ristorante il delivery introduce infatti una struttura di costi specifica.
Bisogna considerare le commissioni delle piattaforme, il costo delle confezioni, la gestione degli ordini, il personale dedicato, i tempi di preparazione e la logistica dell’ultimo miglio. Anche il packaging diventa parte dell’esperienza: deve proteggere il prodotto e mantenere, per quanto possibile, qualità e temperatura durante il trasporto.
La crescita della ristorazione online aveva già favorito la diffusione di ristoranti virtuali e modelli progettati specificamente per la consegna a domicilio. Oggi la domanda operativa diventa quindi più precisa: quanto fatturato aggiuntivo generato dal delivery si trasforma realmente in margine? Per rispondere servono dati per singolo canale e per singolo prodotto. Il numero degli ordini da solo non è sufficiente.
L’enogastronomia online apre nuove possibilità ai produttori
L’Enogastronomia rappresenta una componente diversa del mercato. Comprende soprattutto specialità alimentari e bevande di nicchia e nel 2026 cresce del 3%. Lo scontrino medio raggiunge circa 136 euro, mentre l’export incide per circa il 20% delle vendite del segmento. Per i produttori specializzati il digitale può quindi diventare uno strumento per superare i limiti del mercato locale. Un’azienda può raggiungere clienti che non entrano nei canali tradizionali di distribuzione e presentare prodotti legati a un territorio anche a consumatori lontani.
Il canale permette inoltre di costruire confezioni miste, proporre abbonamenti, testare nuovi mercati e valorizzare prodotti con un forte contenuto identitario. C’è poi un altro elemento. L’e-commerce consente di raccogliere informazioni sul comportamento di acquisto. Frequenza degli ordini, composizione del carrello, provenienza geografica e preferenze possono aiutare l’azienda a comprendere meglio la domanda.
Il digitale diventa così anche uno strumento di conoscenza del cliente. I dati possono supportare decisioni sull’assortimento, sulle confezioni e sulle proposte commerciali.
Vendere prodotti alimentari online richiede un’offerta specifica
Aprire un e-commerce non significa trasferire sul web lo stesso catalogo utilizzato nella distribuzione tradizionale. Un prodotto deve essere valutato anche in funzione della spedizione. Peso, dimensioni, fragilità e temperatura di conservazione possono incidere fortemente sulla sostenibilità economica dell’ordine. Lo stesso vale per la disponibilità. Un catalogo online deve essere aggiornato rispetto alle giacenze effettive. Per i prodotti alimentari diventano inoltre centrali le informazioni su ingredienti, allergeni, caratteristiche del prodotto, modalità di conservazione e tempi di consegna.
Anche fotografie e schede prodotto hanno un ruolo importante. Quando il cliente non può vedere fisicamente ciò che acquista, la qualità delle informazioni contribuisce alla percezione del prodotto e alla decisione di acquisto. La marginalità deve rimanere al centro dell’analisi. Un prodotto può funzionare molto bene nel retail fisico e diventare poco sostenibile online se è troppo pesante, fragile o costoso da trasportare.
La domanda non è quindi soltanto quanto si può vendere online. È quanto rimane dopo aver sostenuto tutti i costi necessari per portare quel prodotto fino al cliente.
Negozio fisico, ristorante e digitale diventano complementari
Il consumatore alterna sempre più spesso esperienze fisiche e digitali. Può conoscere un prodotto in un negozio, acquistarlo online, riceverlo a casa oppure ordinarlo attraverso il web e ritirarlo fisicamente. Per il mondo Ho.Re.Ca. questo significa poter integrare prenotazione digitale, take away, delivery proprietario, vendita di prodotti a marchio e confezioni dedicate.
Un ristorante può quindi utilizzare il digitale non soltanto per ricevere ordini. Può costruire un rapporto più ampio con il cliente e trasformare parte della propria offerta in prodotti acquistabili anche al di fuori del locale. Per i produttori, invece, l’e-commerce può generare notorietà e domanda continuando a lavorare con distributori, negozi specializzati e ristorazione.
Il canale diretto non deve quindi essere considerato necessariamente come un’alternativa alla distribuzione tradizionale. Può diventare un ulteriore punto di contatto all’interno di un sistema commerciale più ampio.
È la logica di un mercato sempre più multicanale, nel quale punto vendita, e-commerce, marketplace e altri touchpoint possono convivere. Anche l’Osservatorio evidenzia proprio la crescente integrazione tra fisico e digitale come una delle direzioni della trasformazione del retail.
Gli indicatori da misurare
La crescita del fatturato è un indicatore importante, ma non basta per valutare la sostenibilità del canale digitale. Le imprese devono monitorare alcuni parametri operativi fondamentali. Tra questi rientrano il valore medio dell’ordine e il costo di acquisizione del cliente. È importante analizzare anche la frequenza di riacquisto e il margine generato da ciascun canale di vendita. Occorre inoltre controllare i costi di consegna e il tasso di abbandono del carrello. Vanno monitorati anche i resi e le non conformità dei prodotti. Infine, è utile valutare l’incidenza delle vendite estere sul totale del fatturato. Questi dati aiutano a capire dove il canale genera valore e dove, invece, assorbe margine.
Un aumento degli ordini può essere positivo, ma deve essere letto insieme ai costi necessari per acquisire il cliente, preparare la merce e consegnarla. Lo stesso vale per l’export: una maggiore presenza internazionale può aprire nuove opportunità, ma richiede una gestione adeguata di spedizioni, assistenza e organizzazione commerciale.
La maturità del Food & Grocery online passa quindi dalla capacità di leggere il dato economico insieme a quello operativo.
Dal canale digitale all’incontro professionale
La crescita dell’alimentare online non elimina la necessità di una filiera fisica e professionale. Al contrario, la rende più articolata. Servono produttori, distributori, operatori logistici, aziende di packaging, fornitori tecnologici e partner capaci di sostenere la gestione degli ordini e la relazione con il cliente. Per le imprese del settore, il confronto diretto resta quindi importante. Una fiera professionale come GUSTUS può rappresentare un’occasione per conoscere prodotti, servizi e soluzioni rivolte a un mercato alimentare sempre più multicanale.
Il digitale modifica il modo in cui il prodotto arriva al consumatore, ma non elimina la necessità di costruire una filiera efficiente. La crescita del Food & Grocery online mostra proprio questo passaggio: vendere attraverso internet significa ripensare insieme offerta, servizio, logistica e marginalità.
I 5,1 miliardi raggiunti nel 2026 indicano la dimensione di un mercato ormai strutturato. La sfida per le imprese è trasformare questa crescita in un modello sostenibile, capace di generare valore lungo tutta la catena.