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Cassetta di pomodori per Export agroalimentare italiano

Export agroalimentare italiano 2026: l’Asia come nuovo asse strategico per la crescita internazionale

Data pubblicazione: 15 Giugno 2026

Un export agroalimentare sempre più centrale per l’economia italiana

L’agroalimentare continua a essere una delle colonne portanti dell’economia italiana e uno dei settori che, negli ultimi anni, ha dimostrato maggiore solidità sui mercati internazionali. In una fase segnata da tensioni geopolitiche, rincari e consumi spesso altalenanti, le aziende del comparto hanno saputo mantenere una traiettoria di crescita costante.

Secondo il Focus Food 2026 pubblicato da SACE e ripreso da Teleborsa, nel 2025 l’export agroalimentare italiano ha raggiunto i 72,5 miliardi di euro, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma quanto i prodotti italiani continuino a essere apprezzati all’estero, soprattutto quando riescono a trasmettere qualità, identità e valore.

Dietro questi numeri c’è però qualcosa di più. A trainare le esportazioni non sono soltanto i grandi nomi del Made in Italy, ma anche tante produzioni specializzate che negli anni hanno costruito credibilità sui mercati internazionali. Formaggi DOP, oli certificati, conserve di alta qualità e prodotti legati al territorio trovano oggi spazio in mercati sempre più attenti all’origine e alla tracciabilità.

Il Focus di SACE evidenzia inoltre come il settore alimentare e delle bevande continui a crescere più velocemente della media dell’export nazionale. Un segnale che conferma il peso strategico dell’agroalimentare all’interno dell’economia italiana.

Osservando la geografia delle esportazioni emerge però un dato interessante. Oggi circa il 59% dell’export agroalimentare è diretto verso l’Unione Europea, mentre Germania, Francia e Stati Uniti restano tra i principali mercati di riferimento. Sono destinazioni consolidate, che garantiscono continuità e stabilità alle imprese. Le prospettive di crescita più interessanti, però, stanno iniziando a emergere altrove.

L’Asia come nuovo motore della domanda globale di prodotti alimentari

Negli ultimi anni il centro della domanda alimentare mondiale si è spostato progressivamente verso l’Asia. Non è una tendenza legata a una fase economica favorevole, ma il risultato di cambiamenti profondi che stanno interessando milioni di consumatori.

L’espansione della classe media, l’urbanizzazione e l’aumento del reddito disponibile stanno modificando le abitudini alimentari in molti Paesi asiatici. Sempre più famiglie hanno accesso a prodotti importati e mostrano interesse verso alimenti che garantiscono qualità, sicurezza e provenienza certificata.

Le stime contenute nel Focus Food 2026 di SACE indicano che entro il 2034 quasi un terzo della nuova domanda globale di alimenti sarà generato dai mercati asiatici. È forse il dato più significativo dell’intero studio, perché non fotografa soltanto il presente, ma suggerisce dove si concentrerà una parte importante della crescita futura.

Per le aziende del food & beverage, quindi, la sfida non è semplicemente aumentare le vendite. Si tratta di capire dove saranno i consumatori di domani e costruire una presenza credibile in quei mercati.

In pratica significa lavorare su distribuzione, relazioni commerciali e conoscenza del contesto locale. Chi opera già nell’export sa bene che trovare un buon partner sul territorio può fare la differenza tanto quanto avere un prodotto eccellente.

Dalla crescita ai mercati: dove si stanno spostando le opportunità concrete

Quando si parla di Asia è importante evitare generalizzazioni. Le opportunità esistono, ma assumono caratteristiche molto diverse da Paese a Paese.

La Corea del Sud si sta confermando uno dei mercati più interessanti per i prodotti agroalimentari premium. I consumatori attribuiscono grande importanza alla qualità, alla sicurezza alimentare e alle certificazioni. È uno scenario favorevole per molte produzioni italiane che fanno dell’origine e della reputazione il proprio punto di forza.

Secondo le analisi SACE, categorie come latticini, prodotti da forno e oli di qualità presentano prospettive particolarmente interessanti.

Il Vietnam racconta una storia diversa. Qui la crescita economica e l’espansione delle grandi aree urbane stanno cambiando rapidamente il mercato. L’aumento dei punti vendita moderni e una maggiore apertura verso i prodotti importati stanno creando nuove opportunità per le aziende europee.

L’India, invece, richiede una visione di lungo periodo. È un mercato complesso, ma anche uno dei più promettenti. Nelle grandi città cresce la domanda di prodotti premium e aumenta l’interesse verso il canale horeca internazionale. Non è un percorso semplice, ma molte aziende vedono proprio qui uno dei mercati più interessanti dei prossimi anni.

Come evidenziato anche da ANSA nel commentare i dati SACE, questi Paesi stanno diventando sempre più rilevanti nelle strategie di sviluppo delle imprese agroalimentari italiane. Tuttavia, il successo non dipende solo dalla qualità del prodotto. Chi ottiene i risultati migliori è spesso chi riesce a combinare una buona offerta con una distribuzione efficiente, una logistica affidabile e una gestione attenta dei rischi commerciali.

Per molte aziende non si tratta di sostituire Europa o Stati Uniti, ma di affiancare nuovi mercati a quelli già consolidati. Diversificare significa ridurre la dipendenza da poche destinazioni e cogliere opportunità dove la domanda sta crescendo più rapidamente.

È una prospettiva interessante soprattutto per le PMI italiane, che oggi hanno accesso a strumenti, competenze e partner specializzati molto più facilmente rispetto a qualche anno fa.

Export e complessità: il nuovo ruolo della gestione finanziaria nei mercati lontani

Espandersi nei mercati internazionali significa confrontarsi con opportunità importanti, ma anche con una maggiore complessità operativa.

Le distanze geografiche incidono sui tempi di consegna, sulla gestione logistica e sui flussi finanziari. In molti casi gli incassi arrivano dopo diversi mesi dalla spedizione della merce, rendendo fondamentale una pianificazione accurata del capitale circolante.

Per questo motivo la componente finanziaria sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nei processi di internazionalizzazione.

Strumenti come l’assicurazione del credito, le garanzie export e le soluzioni dedicate al supporto finanziario non vengono più considerati semplici strumenti accessori. Sempre più spesso rappresentano una condizione necessaria per affrontare mercati lontani con maggiore sicurezza.

Le aziende che operano stabilmente sui mercati extraeuropei hanno compreso che crescita commerciale e gestione del rischio devono procedere insieme. Ridurre l’esposizione finanziaria significa infatti poter investire con maggiore continuità nello sviluppo di nuovi progetti internazionali.

Cosa significa davvero per le aziende del food che partecipano alle fiere B2B

Per le imprese che partecipano alle fiere B2B, i dati emersi dal Focus Food 2026 offrono indicazioni molto concrete.

Le manifestazioni di settore non rappresentano più soltanto un’occasione per presentare nuovi prodotti. Sempre più spesso diventano il luogo in cui avviare relazioni commerciali con importatori, distributori e operatori provenienti dai mercati a maggiore crescita.

Questo vale in particolare per l’Asia, dove la domanda di prodotti alimentari di qualità continua a espandersi e dove molti buyer cercano partner in grado di garantire continuità, affidabilità e capacità produttiva.

Per chi opera nel food processing, nel retail e nella ristorazione professionale, la presenza fieristica può quindi rappresentare il primo passo verso percorsi di sviluppo internazionale più strutturati.

I dati raccolti da SACE mostrano che il futuro dell’agroalimentare italiano non dipenderà esclusivamente dalla capacità di consolidare la presenza nei mercati storici. Una parte crescente della domanda mondiale si svilupperà in nuove aree geografiche e le aziende che sapranno intercettarla avranno maggiori possibilità di rafforzare la propria competitività.

L’Asia si inserisce esattamente in questa dinamica. Non come alternativa ai mercati tradizionali, ma come una delle aree che contribuiranno maggiormente alla crescita della domanda alimentare globale nel prossimo decennio. Per le imprese italiane, comprendere questo cambiamento significa poter pianificare oggi le strategie che sosterranno la crescita di domani.